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Paragrafo  3  .  L'accentuazione  del  totalitarismo  e  il  calo  del

consenso.

     
L'intervento pubblico nella politica economica e l'aggressivit  della
politica  estera furono accompagnati da un'accentuazione  dell'aspetto
totalitario  del  regime  realizzata tramite ulteriori  trasformazioni
istituzionali,  da  un  aumento delle attivit  repressive  e  da  una
capillare manipolazione del consenso. Nel 1939 la camera dei deputati,
gi  privata della rappresentativit alla fine degli anni Venti  (vedi
capitolo  Cinque,  paragrafo 6), venne sostituita con  la  camera  dei
fasci   e  delle  corporazioni;  composta  da  circa  seicento  membri
provenienti  dal  consiglio  nazionale  del  partito  fascista  e  dal
consiglio  nazionale delle corporazioni, questa era nella sostanza  un
organo di tipo burocratico totalmente subordinato al governo.
     Per  una pi efficace repressione del dissenso vennero potenziati
gli organi di polizia e in particolare i servizi di sicurezza, che  si
avvalsero  di  una  estesa  rete  di collaboratori  e  di  informatori
provenienti  da  tutte le classi sociali. La stampa,  la  radio  e  il
cinema  furono completamente asserviti alla celebrazione del regime  e
sottoposti  ad  una rigida censura in modo che fornissero  un'immagine
"perfetta" della societ italiana. L'apparato culturale non si  limit
a  promuovere l'esaltazione dei valori tradizionali e ad ostacolare  e
vietare
     
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     la  diffusione di musiche e film stranieri, ma cerc di  plasmare
in  maniera  sempre  pi radicale la mentalit  collettiva.  Venne  ad
esempio imposta la sostituzione di nomi stranieri con termini italiani
(il  sandwich divent "tramezzino", il bar "mescita", il goal  "rete",
il  camion  "autocarro",  Courmayeur dovette  cambiare  in  Cormaiore,
Churchill  in  Ciurcillo,  eccetera),  le  glorie  del  regime   erano
descritte con parole altisonanti spesso evocanti la romanit ("stirpe,
genio, trionfo, fascio littorio, coorte, centurione, urbe"), mentre  i
nemici  erano  appellati come "rinnegati", "traditori" e "sovversivi";
venne  inoltre forzatamente introdotto l'uso del "voi"  al  posto  del
"lei", ritenuto servile, non italiano e antinazionale.
     L'antisemitismo,  gi  presente presso alcune  frange  estremiste
del partito, cominci a diffondersi con la guerra d'Etiopia, quando lo
stesso   Mussolini   indic  il  "giudaismo  internazionale"   tra   i
responsabili  delle sanzioni; esso venne poi proclamato  ufficialmente
dal regime, quando i rapporti fra l'Italia e la Germania si fecero pi
stretti. Il primo specifico provvedimento, adottato nel settembre  del
1938,  fu  l'espulsione degli insegnanti e degli studenti ebrei  dalle
scuole  di ogni ordine e grado. Venne quindi redatta una "carta  della
razza",  che  stabiliva i criteri per individuare l'appartenenza  alla
razza  ebraica; seguirono misure fortemente discriminanti  (espulsione
dalle  forze  armate  e  dagli  impieghi  pubblici;  esclusione  dalle
industrie,  dai  commerci  e  dalle  libere  professioni;  divieto  di
possedere  beni  immobili e imprese di valore superiore  ad  un  certo
limite;  divieto  di matrimonio di italiani e italiane  con  "elementi
appartenenti alle razze camita e semita e altre razze non ariane").  A
sostegno della politica antisemita il regime svolse una vasta opera di
propaganda  e di repressione, ma non riusc a ottenere un consenso  di
massa.   Ci  furono,  in  realt,  appelli,  lettere  di  giornali   e
pubblicazioni di pseudostudiosi e scienziati pronti a fornire bizzarre
giustificazioni   storiche   e   biologiche   dell'antisemitismo,   ma
l'opinione  pubblica  rimase  generalmente  indifferente.  La   Chiesa
cattolica  espresse la sua disapprovazione, anche se con  termini  pi
blandi  di quelli usati per condannare il razzismo nazista; non giunse
mai  ad  una opposizione aperta verso il regime, ma le sue perplessit
ed il suo sdegno si tradussero in una presa di distanza netta da esso.
     Verso  la  fine degli anni Trenta il regime fascista  cominci  a
perdere consensi. Determinante fu il peggioramento delle condizioni di
vita,    originato    dalla    politica   economica    e    dall'avvio
dell'espansionismo.  Sul  piano politico  incise  molto  negativamente
l'avvicinamento alla Germania nazista, che da gran parte dell'opinione
pubblica  era  considerato  contrario  alle  tradizioni  nazionali   e
pericoloso   per  la  stessa  integrit  territoriale.  Incertezza   e
preoccupazione  si diffusero anche tra i vertici del  regime,  per  la
consapevolezza  della  impreparazione  dell'Italia  ad  assumere   gli
impegni  bellici  che la politica filonazista avrebbe  comportato.  Un
certo calo di entusiasmo nei confronti del fascismo coinvolse tutte le
classi  sociali esclusa la ricca borghesia industriale,  evidentemente
avvantaggiata dai nuovi indirizzi di politica economica ed estera.
